LA SPEZIA – Una bambina di cinque anni e sua nonna di 50, sono morte questa notte nell’incendio di un appartamento di via Giacobelli nel centro storico di Lerici, in provincia della Spezia.

Le due vittime – Rebecca Gerasolo e sua nonna Antonella Geracitano di Bardonecchia, in provincia di Torino – sono state trovate in un bagnetto all’ultimo piano dove si erano rifugiate per sfuggire all’incendio.

Si è salvato perché due pakistani che erano accorsi per prestar soccorso, hanno steso sotto la finestra della casa in fiamme alcune reti in plastica recuperate da un cantieri edili vicino.

Il sindaco di Lerici, Emanuele Fresco, ha proclamato il lutto cittadino e perciò sono state revocate le manifestazioni programmate per la giornata odierna, una regata di vela e la notte bianca.

Fonte:
http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/incendio-la-spezia/incendio-la-spezia/incendio-la-spezia.html?ref=rephpnews

Lazio hyfsade statistiken

Aprile 16, 2009

Repubblica: “Nell’intervallo di Lazio-Roma si sparge la voce che un bambino è morto, travolto da un’auto della polizia, negli incidenti del prepartita.

Un portavoce della questura all’altoparlante smentisce la notizia: non è successo niente di grave, non è morto nessuno.” Corriere della Sera: “Quello che insegna questa sconcertante serata è che il calcio è sotto ricatto, che la rivoluzione temuta è già iniziata, che da una notizia falsa su un morto, il morto ci può scappare davvero.”

Betyg: la media di Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, La Repubblica – Corriere della Sera – Guerin Sportivo – Il Messaggero.

Roma: Lupatelli 6,5 – Aldair 6, Samuel 6,5, Zago 6,5 – Tommasi 6,5, Zanetti 6,5, Candela 6,5 – Cafù 7, Totti 5,5, Delvecchio 5,5 (86′ Nakata) – Batistuta 6.

Fonte:
http://www.sportal.nu/sport/fotboll/seriea/98761

Eppure nonostante il corposo strascico mediatico che sta avendo questa vicenda e l’irregolarità che ha acquisito il campionato, (Veroli sarebbe a due punti dai varesini e Soresina sarebbe ancora in gioco per la promozione diretta) nessuno dei massimi componenti della Lega si è pronunciato ufficialmente.

Nè il presidente Bonamico, nè l’onorevole Roberto Cota (eletto presidente onorario) hanno voluto per ora prendere in esame la questione o diramare un comunicato stampa che attesti un opinione (anche se ponziopilatica).Gli arbitri dell’incontro sono sicuramente in buona fede, ma il destino di un club (quello economico – a maggior ragione in periodo di crisi finanziaria mondiale) non può esser affidato nelle mani di tre uomini che possono fattivamente, più dei tesserati, decidere l’esito del match e prendere decisioni difficili in pochi istanti, col rischio che esse siano prese con leggerezza o incuria.E’ amaro far notare un aspetto particolare.

Insomma, ci sembra abbastanza anacronistico in quest’era moderna che lo sport non si avvalga di circuiti tecnologici che faciliterebbero la decisione e soprattutto aiuterebbero a giungere alla verità assoluta.Va bene non discutere di moviola in campo nel calcio, va bene non inserire l’istant replay in maniera invasiva del basket (anche se ha avuto grande successo nell’esperimento di SkySport – sfidiamo chiunque a contraddirci), ma lo “scippo” di Varese ha dimostrato che usufruire di questa tecnologia in azioni decisive (come quelle finali e sul fil di sirena) è un dovere che la nuova dirigenza della LegaDue deve assumersi congiuntamente con quella composta da Valentino Renzi in LegaA.Tre arbitri con l’ausilio di led, sirena e timer ben visibile non sono stati capaci di scegliere per il meglio e portare a termine una partita regolare.

Ma poi deve intervenire la giustizia: è inammissibile che il parere arbitrale, qualora fosse dimostrato l’errore, sia praticamente insindacabile davanti al giudice sportivo.La Lega deve assumersi il dovere di eliminare tutti questi cavilli burocratici e legali, prima di pensare a come spettacolarizzare il campionato o esser pignoli sull’omologabilità di un palasport in base ai posti a sedere (è al quanto contraddittorio!).

Fonte:
http://www.basketnet.it/news/103346/il_tortuoso_percorso_della_giustizia_in_un_secondo___e_poco

Alle 17,50 di oggi, giorno dei defunti, se il Bologna o il Chievo vinceranno, la Roma sarà tra le ultime tre del campionato, virtualmente retrocessa in serie B. Una sentenza terribile per una squadra che nemmeno sei mesi fa arrivò a una mezz’ora dallo scudetto dipingendo calcio da antologia, e che ieri sera, all’Olimpico di Torino, ha subito la sua quarta sconfitta consecutiva in campionato, la sesta in nove partite, la quinta su cinque in trasferta. Numeri da brividi. Avete indossato il cappotto? Mettete su anche la sciarpa: la Roma non segna un gol su azione in campionato dal 28 settembre. Più di un mese fa. Era il 31’ del primo tempo di Roma-Atalanta e Vucinic siglò il 2-0 sui bergamaschi. Da allora 419 minuti (esclusa una mezz’oretta tra recuperi e i sei bagnatissimi minuti di Roma-Sampdoria) con il solo stiracchiatissimo sorriso del rigore (peraltro inesistente) trasformato da Totti a Udine domenica scorsa. In tutto questo tempo la squadra di Spalletti ha subito 10 gol dai suoi avversari. È uno Spalletti sempre più disarmato quello che si presenta in sala stampa. «Siamo entrati bene in campo – esordisce – dovevamo essere premiati da quelle due o tre occasioni create. Poi, dopo la grande punizione di Del Piero, ci siamo impauriti di fronte alla prospettiva di un’altra sconfitta. La verità è che siamo inibiti». Ma non c’è luce nell’autunno romanista. «Questa situazione difficile – riprende il tecnico di Certaldo – non l’avevamo prevista.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303123

Si è tenuto nei giorni scorsi a Villa Borromeo a Senago, alle porte di Milano, un grande evento in onore dei più bei castelli di Francia. L’evento, patrocinato dal Consolato Generale di Francia a Milano, ha ospitato il Club Patrimonio e Cultura di Maison de la France creato nel 1992 e che riunisce 55 organismi con l’obiettivo di promuovere il patrimonio culturale francese. In tutto, sono 250 i siti rappresentativi della ricchezza e della varietà della cultura francese: musei dalle collezioni uniche, monumenti emblematici, centri d’interpretazione aperti al multimediale, strade e cartine d’accesso a diversi siti per abbinare visite « da non perdere » e scoperte fuori dai percorsi più battuti, festival che si svolgono nei più bei luoghi di Francia. I siti sono aperti a servizi di ristorazione, accoglienza di seminari e ricevimenti. Tra i tanti monumenti storici: L’Arco di Trionfo, la Sainte-Chapelle, l’abbazia di Mont-Saint-Michel, il castello comitate della Cité di Carcassonne, i castelli d’Angers e di Azay-le-Rideau sono esempi di siti e monumenti famosi gestiti dal Centro dei monumenti nazionali. Alcuni, lontani dalle strade più battute, riservano meravigliose scoperte: il castello d’Aulteribe di fronte alla catena dei Puys, il castello di Castelnau nel cuore del Lot, l’abbazia di Thoronet circondata dalla foresta dei Maures, la Villa Savoye realizzata da Le Corbusier. (Per ulteriori informazioni: www.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=297025

Fino al primo dicembre Arte Milano Incontri, in via Sant’Orsola 12 (angolo via Cappuccio), ospita la mostra «Vietri sopra e sotto il mare» di Francesco Raimondi. Ceramista e decoratore per vocazione, Raimondi si è formato nelle principali «faenzere» vietresi (Costiera Amalfitana) lavorando al fianco di celebri maestri, e «L’Archetto», il suo laboratorio, è oggi un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli appassionati cultori dell’arte ceramica. Le sue opere coniugano tradizione e innovazione con incredibile versatilità, che ha spinto il critico d’arte Enzo Biffi Gentili a definirlo lo «Zelig» della ceramica vietrese. Orari: 9.00-13.00, 15.00-18.00.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295289

Vita dura per le lucciole ed i loro clienti: il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge relativo alle «misure contro la prostituzione» messo a punto dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna insieme ai colleghi Angelino Alfano e Roberto Maroni. Il ddl introduce il reato di «prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico». Sarà dunque vietato prostituirsi nei parchi, nelle strade, nelle campagna e in ogni altro luogo pubblico. Le sanzioni previste sono l’arresto da cinque a quindici giorni e un’ammenda da 200 a 3 mila euro. La medesima sanzione si applicherà sia a chi si prostituisce sia a chi si avvale del sesso a pagamento. Cambia così, dopo 50 anni, la legge Merlin che nel 1958 sanciva l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e la chiusura delle case chiuse. Con l’attuale normativa infatti la prostituzione per le strade è un comportamento del tutto libero e sostanzialmente lecito. Per la Carfagna il ddl è uno strumento «per togliere linfa al mercato della prostituzione e punire un fenomeno vergognoso». Secondo il ministro la prostituzione in strada è un fenomeno di allarme sociale, «un fenomeno vergognoso che spesso è connesso alla riduzione in schiavitù, all’uso e all’abuso dei minori, che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro». Il ddl prevede anche sanzioni più severe per lo sfruttamento della prostituzione minorile.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78914

«La crisi è una delle più gravi e più complesse dei nostri tempi». Per ora comunque «la situazione del capitale dell’insieme della banche dell’area dell’euro rimane solida». Il governatore di Bankitalia interviene 24 ore dopo il crack di Lehman Brothers. Non fa sconti, ma nemmeno allarmismo: la crisi c’è, va curata. Con nuove regole di vigilanza, una rigorosa politica monetaria e interventi fiscali. Draghi parla a Berlino, Giulio Tremonti è a Roma, invitato a un pranzo con i banchieri dell’Abi. All’uscita, una battuta sferzante. «Non parlo, dixi». Tradotto: l’avevo già detto quando avevo paragonato la crisi dei subprime a quella del ‘29. Nessun’altra spiegazione, nonostante tutti chiedano a Via Venti Settembre di chiarire ufficialmente l’esposizione del Tesoro con la banca d’affari, curatrice di diverse emissioni pubbliche dei tempi del «Tremonti creativo», quello delle cartolarizzazioni, quello dell’economia di carta. Ma quel ministro non esiste più: lo si capisce quando in prime time il titolare del Tesoro interviene al Tg1. Attacca a testa bassa la finanza che fa grattacieli e opprime il lavoro. Attacca quei banchieri che hanno palazzi invece di sportelli, hanno ricche liquidazioni e non restano disoccupati. Attacca chi ha finanziato la globalizzazione con il debito, chi ha sorvegliato male e poi viene a farci le lezioni.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79065

Sono giorni decisivi per la carrozzeria Bertone. I commissari dell’azienda incontreranno Lilli Bertone domani per trovare un accordo che consenta di trattare con i possibili acquirenti dell’azienda anche la cessione del marchio e dei terreni. Se l’intesa non sarà raggiunta i commissari sarebbero intenzionati a chiedere al tribunale di estendere l’amministrazione straordinaria alla holding per insolvenza. C’è molta preoccupazione anche perché la cassa integrazione scadrà il 31 dicembre e non potrà essere rinnovata in assenza di un piano industriale. Interessati a Bertone sono il gruppo Reviglio, due società indiane tra cui Mahindra&Mahindra e una cinese.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=290861

Continuano a far discutere e a provocare reazioni le anticipazioni rilasciate da Silvio Berlusconi in tema di riforma della giustizia, suo cruccio da sempre, a cui lavora con il suo fidato Guardasigilli Alfano, definite di ispirazione falconiana. Un´affermazione che Dino Petralia, componente del Csm per il «Movimento per la giustizia» – gruppo fondato, tra gli altri, proprio da Giovanni Falcone – e già procuratore capo di Sciacca e sostituto a Trapani negli anni in cui venne ucciso Ciaccio Montalto, respinge con quell´equilibrata pacatezza irremovibile che lo contraddistingue. Dottor Petralia, dall´obbligatorietà dell´azione penale si passa alla discrezionalità in nome di FalconeÂ… «Giovanni Falcone nei suoi scritti, effettivamente, si era posto il problema dell´obbligatorietà dell´azione penale, anzi, fu uno dei primi magistrati che ebbe la schiettezza di affermare che il Pm ha un potere anche nel selezionare le notizie di reato, dando impulso ad alcune e mettendo in secondo piano altre. Ma non si pronunciò mai per la discrezionalità dell´azione penale anche perché il rischio, e lui lo disse chiaramente, era quello di una sottoposizione ai voleri dell´esecutivo. Il suo intervento fu coevo all´ingresso del nuovo codice di procedura penale quando venne abolita la figura del giudice istruttore, che lui fu per eccellenza. Quando, appunto, si passò ad un attività di indagine tutta riservata alla procura: non c´era più il giudice che istruiva ma la procura che faceva indagine.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78291