«La crisi è una delle più gravi e più complesse dei nostri tempi». Per ora comunque «la situazione del capitale dell’insieme della banche dell’area dell’euro rimane solida». Il governatore di Bankitalia interviene 24 ore dopo il crack di Lehman Brothers. Non fa sconti, ma nemmeno allarmismo: la crisi c’è, va curata. Con nuove regole di vigilanza, una rigorosa politica monetaria e interventi fiscali. Draghi parla a Berlino, Giulio Tremonti è a Roma, invitato a un pranzo con i banchieri dell’Abi. All’uscita, una battuta sferzante. «Non parlo, dixi». Tradotto: l’avevo già detto quando avevo paragonato la crisi dei subprime a quella del ‘29. Nessun’altra spiegazione, nonostante tutti chiedano a Via Venti Settembre di chiarire ufficialmente l’esposizione del Tesoro con la banca d’affari, curatrice di diverse emissioni pubbliche dei tempi del «Tremonti creativo», quello delle cartolarizzazioni, quello dell’economia di carta. Ma quel ministro non esiste più: lo si capisce quando in prime time il titolare del Tesoro interviene al Tg1. Attacca a testa bassa la finanza che fa grattacieli e opprime il lavoro. Attacca quei banchieri che hanno palazzi invece di sportelli, hanno ricche liquidazioni e non restano disoccupati. Attacca chi ha finanziato la globalizzazione con il debito, chi ha sorvegliato male e poi viene a farci le lezioni.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79065

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