Alle 17,50 di oggi, giorno dei defunti, se il Bologna o il Chievo vinceranno, la Roma sarà tra le ultime tre del campionato, virtualmente retrocessa in serie B. Una sentenza terribile per una squadra che nemmeno sei mesi fa arrivò a una mezz’ora dallo scudetto dipingendo calcio da antologia, e che ieri sera, all’Olimpico di Torino, ha subito la sua quarta sconfitta consecutiva in campionato, la sesta in nove partite, la quinta su cinque in trasferta. Numeri da brividi. Avete indossato il cappotto? Mettete su anche la sciarpa: la Roma non segna un gol su azione in campionato dal 28 settembre. Più di un mese fa. Era il 31’ del primo tempo di Roma-Atalanta e Vucinic siglò il 2-0 sui bergamaschi. Da allora 419 minuti (esclusa una mezz’oretta tra recuperi e i sei bagnatissimi minuti di Roma-Sampdoria) con il solo stiracchiatissimo sorriso del rigore (peraltro inesistente) trasformato da Totti a Udine domenica scorsa. In tutto questo tempo la squadra di Spalletti ha subito 10 gol dai suoi avversari. È uno Spalletti sempre più disarmato quello che si presenta in sala stampa. «Siamo entrati bene in campo – esordisce – dovevamo essere premiati da quelle due o tre occasioni create. Poi, dopo la grande punizione di Del Piero, ci siamo impauriti di fronte alla prospettiva di un’altra sconfitta. La verità è che siamo inibiti». Ma non c’è luce nell’autunno romanista. «Questa situazione difficile – riprende il tecnico di Certaldo – non l’avevamo prevista.

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Si è tenuto nei giorni scorsi a Villa Borromeo a Senago, alle porte di Milano, un grande evento in onore dei più bei castelli di Francia. L’evento, patrocinato dal Consolato Generale di Francia a Milano, ha ospitato il Club Patrimonio e Cultura di Maison de la France creato nel 1992 e che riunisce 55 organismi con l’obiettivo di promuovere il patrimonio culturale francese. In tutto, sono 250 i siti rappresentativi della ricchezza e della varietà della cultura francese: musei dalle collezioni uniche, monumenti emblematici, centri d’interpretazione aperti al multimediale, strade e cartine d’accesso a diversi siti per abbinare visite « da non perdere » e scoperte fuori dai percorsi più battuti, festival che si svolgono nei più bei luoghi di Francia. I siti sono aperti a servizi di ristorazione, accoglienza di seminari e ricevimenti. Tra i tanti monumenti storici: L’Arco di Trionfo, la Sainte-Chapelle, l’abbazia di Mont-Saint-Michel, il castello comitate della Cité di Carcassonne, i castelli d’Angers e di Azay-le-Rideau sono esempi di siti e monumenti famosi gestiti dal Centro dei monumenti nazionali. Alcuni, lontani dalle strade più battute, riservano meravigliose scoperte: il castello d’Aulteribe di fronte alla catena dei Puys, il castello di Castelnau nel cuore del Lot, l’abbazia di Thoronet circondata dalla foresta dei Maures, la Villa Savoye realizzata da Le Corbusier. (Per ulteriori informazioni: www.

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«La crisi è una delle più gravi e più complesse dei nostri tempi». Per ora comunque «la situazione del capitale dell’insieme della banche dell’area dell’euro rimane solida». Il governatore di Bankitalia interviene 24 ore dopo il crack di Lehman Brothers. Non fa sconti, ma nemmeno allarmismo: la crisi c’è, va curata. Con nuove regole di vigilanza, una rigorosa politica monetaria e interventi fiscali. Draghi parla a Berlino, Giulio Tremonti è a Roma, invitato a un pranzo con i banchieri dell’Abi. All’uscita, una battuta sferzante. «Non parlo, dixi». Tradotto: l’avevo già detto quando avevo paragonato la crisi dei subprime a quella del ‘29. Nessun’altra spiegazione, nonostante tutti chiedano a Via Venti Settembre di chiarire ufficialmente l’esposizione del Tesoro con la banca d’affari, curatrice di diverse emissioni pubbliche dei tempi del «Tremonti creativo», quello delle cartolarizzazioni, quello dell’economia di carta. Ma quel ministro non esiste più: lo si capisce quando in prime time il titolare del Tesoro interviene al Tg1. Attacca a testa bassa la finanza che fa grattacieli e opprime il lavoro. Attacca quei banchieri che hanno palazzi invece di sportelli, hanno ricche liquidazioni e non restano disoccupati. Attacca chi ha finanziato la globalizzazione con il debito, chi ha sorvegliato male e poi viene a farci le lezioni.

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Sono giorni decisivi per la carrozzeria Bertone. I commissari dell’azienda incontreranno Lilli Bertone domani per trovare un accordo che consenta di trattare con i possibili acquirenti dell’azienda anche la cessione del marchio e dei terreni. Se l’intesa non sarà raggiunta i commissari sarebbero intenzionati a chiedere al tribunale di estendere l’amministrazione straordinaria alla holding per insolvenza. C’è molta preoccupazione anche perché la cassa integrazione scadrà il 31 dicembre e non potrà essere rinnovata in assenza di un piano industriale. Interessati a Bertone sono il gruppo Reviglio, due società indiane tra cui Mahindra&Mahindra e una cinese.

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«Berlusconi vuole mettere in pratica le idee di Falcone? Non erano queste, e mi pare un’operazione molto scorretta quella di far parlare i morti, specialmente a distanza di così tanti anni». Abruzzese trapiantato a Palermo, magistrato in pensione, ex deputato europeo ed alla Camera con Rifondazione Comunista, Peppino Di Lello, 62 anni, che lavorò a fianco di Giovanni Falcone nello storico pool antimafia dell’ufficio istruzione di Palermo, è rimasto «molto perplesso» ascoltando le parole del premier. Perchè, Di Lello? «Non è la prima volta che gli esponenti del Pdl tirano per la giacchetta la memoria di Falcone in materia di giustizia. Lo ha fatto recentemente anche Gasparri. Adesso a parlare è direttamente il premier. Mi sembra molto scorretto dare voce ai morti». Ma Falcone era a favore della separazione delle carriere? «Falcone parlava in un Paese in cui era impensabile che un imprenditore televisivo ed editoriale di queste dimensioni andasse a fare il presidente del consiglio, protagonista di un conflitto di interessi senza precedenti, senza rispettare le sentenze della corte europea, colpito dalla prescrizione per il reato di corruzione della Guardia di Finanza». E poi?«E poi bisogna storicizzare e contestualizzare quelle parole. Falcone parlava di separazione delle carriere in un contesto europeo, auspicava una separazione dei ruoli tra pm e giudici per difendere meglio il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura».

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La Commissione Ue ha approvato Sugammadex, unico antagonista selettivo dei miorilassanti e primo autentico progresso farmacologico in campo anestesiologico da 20 anni a questa parte. «Per noi è un traguardo importante», ha detto Thomas P. Koestler, vicepresidente esecutivo e presidente dello Schering-Plough Research Institute.

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La batteria, la pianola e il miniposter della bellissima e «occidentalissima» Ines Sastre, testimonial dell’altrettanto occidentale Lancome, appeso alla parete. La stanza della 16enne bengalese, che ha denunciato i genitori perché le avrebbero proibito a suon di botte di vivere «all’europea», sembra proprio quella di una sua coetanea italiana. Persino meglio, con quel letto ampio e colorato dalle lenzuola piene di fiori disegnati ad arte. Eppure la ragazza si è rivolta prima a un’insegnante e poi alla magistratura, perché «sottoposta a maltrattamenti e picchiata» tra le mura di casa.Un’accusa pesante che la famiglia rispedisce con veemenza al mittente. «I miei assistiti – dice l’avvocato Serafino Generoso – sono innocenti: non c’è nessuna prova a sostegno delle parole della figlia. Per questo sono rimasti sconcertati dalla campagna mediatica che si è sviluppata intorno alla vicenda». Nell’incidente probatorio dello scorso 21 luglio, la 16enne ha riferito di violenze subite dai suoi cari. Minacce con un coltello, calci, pugni. In particolare ha raccontato di un episodio avvenuto la notte del 31 maggio. Rientrata a casa all’1 e 30, sarebbe stata aggredita dalla madre che le avrebbe lanciato un bicchiere, ferendola. «Non è andata così – precisa la signora, che parla un buon italiano -. Mia figlia aveva fatto un saggio di teatro a scuola. Prima di rincasare, si è attardata per una pizza con gli amici, senza avvisarci.

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